Ero a San Siro sabato sera e nell'intervallo della partita mi sono spostato sulla rampa per bere un tè caldo. Nel mentre, un piccolo nugolo di gente vociante ha anticipato di qualche ora l'illuminata constatazione di Galliani: "Se l'anno scorso l'Inter non avesse dato Cannavaro alla Juve, quello scudetto l'avremmo vinto noi", ha detto il vicepresidente rossonero. I tifosi nerazzurri raccolti discutevano: "Ma quando lo avrebbe vinto la Juve lo scudo senza Cannavaro? Con Legrottaglie? Ma per favore!". L'altro ribatteva, ma non riuscivo a cogliere il senso delle sue dichiarazioni. La partita incombeva e le sentenze diventavano sempre più definitive: "Vabbé, ok, ma se proprio non vuoi tenerlo, almeno non darlo alla Juve, lo mandi in tribuna piuttosto!".
Curioso che sia toccato proprio a Cannavaro, ieri, rintuzzare le speranze di quel tifoso e non solo le sue. "Il campionato è lungo, noi dobbiamo guardare solo a noi stessi, dobbiamo provare a vincerle tutte, poi se la Juve rallenta bene, se no amen, almeno non avremo rimpianti". Non saprei dire chi ha rilasciato queste dichiarazioni in casa rossonerazzurra, ma forse tutti, incluso i magazzinieri. E' la cosa più scontata da dire, naturalmente, ma anche la più vera.
Moratti ha detto "Crederci è un dovere", io dico "Crederci è un obbligo". L'Inter ha vinto le ultime 8 gare delle 9 disputate e ha mostrato compattezza, concretezza, gioco fluido e pochi, pochissimi passaggi a vuoto. La squadra ha beneficiato degli innesti di Figo, dell'ulteriore esperienza di Veron, della rudezza di Samuel e ne ha guadagnato in personalità. L'Inter di oggi è una squadra con le palle, che sa soffrire quando è il momento e colpire quando è necessario. Forse sbaglia ancora qualcosa di troppo sotto porta, spesso per troppa precipitazione, ma la perfezione non è di questo mondo.
La partita contro il Palermo è stato l'emblema della metamorfosi degli uomini di Mancini. D'altronde, per onestà, se quando la Juve vince a Firenze, Roma,Palermo e Udine tanto per citare qualche esempio, soffrendo per lunghi tratti della partita, si parla di squadra cinica in accezione positiva, non vedo perché nelle poche occasioni in cui questo accade all'Inter, non si debba usare lo stesso metro di giudizio. O vincere pur non dominando è un pregio sempre, o non lo è mai. In tutti i casi, contro i rosanero, l'Inter ha sofferto per pochi tratti di partita, dando però l'impressione di restare sempre in controllo della gara, e contro una compagine fresca e combattiva come quella di Delneri, ci può tranquillamente stare. Al di là del palo di Barone, infatti, il Palermo ha creato problemi quasi esclusivamente in situazioni di gioco da fermo che, seppur con qualche affanno, sono state comunque gestite.
L'Inter di oggi dovrebbe fare un monumento a Cambiasso, il prototipo del giocatore moderno, la classe umile, associata alla grinta indomita del più classico degli interditori. Al suo fianco un maestro di gioco come Veron che, anche se con qualche amnesia temporanea, disegna un reparto centrale secondo solo, forse, alla coppia Emerson-Vieira. Dietro, l'innesto di Samuel ha rivitalizzato e responsabilizzato Cordoba, che ha cancellato dal suo vocabolario la parola distrazioni, che troppo spesso ne avevano caratterizzato le prestazioni. La difesa nerazzurra tiene la squadra corta, è tosta e dà quasi l'impressione di essere insuperabile.
Non dimentichiamoci, poi, che Mancini non può godere di un top Adriano. Il brasiliano sta crescendo, ma ad oggi è solo il lontano cugino del fenomeno apprezzato in passato. I margini di miglioramento sono ampi e con i suoi, dunque, anche quelli dell'Inter. Perché l'Imperatore trascina, può caricarsi tutto Appiano Gentile e dintorni sulle spalle e condurlo lontano. Quanto lontano lo potrà dire solo la Juve, ma sulla carta molto, perché la sensazione evidente è che stavolta a San Siro si vede giocare una squadra la domenica sì e l'altra pure, e non a targhe alterne come succedeva fino a qualche tempo fa. E se proprio capita una domenica dispari, sempre più spesso è a strisce rossonere...
Sergio Stanco
da gol.it
La Redazione